Nuvole bianche con riflessi avorio, immagini sfocate di un paesaggio quasi irriconoscibile di cui si distinguono a fatica i contorni. Il vento modella, plasma, cambia le forme creando un continuo andirivieni di ombre, in un gioco di vedo non vedo che incupisce l'anima rendendo tutto tremendamente claustrofobico e opprimente, è il soffio potente del Buran, quello che sferza terra e aria rendendo tutto irreale. Sa essere duro l'inverno in montagna, lo conosceva bene Corrado Alvaro quell'inverno che ha voluto fermare in un'istantanea in bianco e nero, regalandolo alla storia. Conosceva bene il significato dei colori lo scrittore di San Luca, la loro polivalenza, la loro forte impronta simbolica, il colore torbido dei torrenti che correvano e continuano a correre imperterriti verso il mare o quello bianco della neve che in un'attimo sa essere fonte di gioia, letta negli occhi spalancati dei bambini, l'attimo dopo sa farsi ricordo di disperazione e fatica, quella rimasta tatuata sulla pelle arsa dei pastori.