Dèjà vu, suona bene a pronunciarla questa parola, sarà per la cadenza francese che la rende dolce. La conosciamo tutti questa parolina che utilizziamo per indicare la strana sensazione che si prova durante un’esperienza che si avverte come già vissuta, già vista, una situazione che da qualche anno mi capita molto di sovente, assai più che in passato. Molti mi dicono che è normale, fisiologico perchè più passano gli anni più sono i ricordi a disposizione e forse sarà proprio per questo, forse anche perché il Dèjà vu richiede particolari stati d’animo, fatto sta che ci sono luoghi, volti, canzoni ma anche solo colori che più di altri mi suggeriscono situazioni già vissute.
martedì 1 novembre 2016
11 MARZO 1978 DE'JA' VU DI TERRE CHE TREMANO
Dèjà vu, suona bene a pronunciarla questa parola, sarà per la cadenza francese che la rende dolce. La conosciamo tutti questa parolina che utilizziamo per indicare la strana sensazione che si prova durante un’esperienza che si avverte come già vissuta, già vista, una situazione che da qualche anno mi capita molto di sovente, assai più che in passato. Molti mi dicono che è normale, fisiologico perchè più passano gli anni più sono i ricordi a disposizione e forse sarà proprio per questo, forse anche perché il Dèjà vu richiede particolari stati d’animo, fatto sta che ci sono luoghi, volti, canzoni ma anche solo colori che più di altri mi suggeriscono situazioni già vissute.
lunedì 31 ottobre 2016
IL GRIGIO DELL'AUTUNNO E QUELLO STRANO SENSO DELLA VITA

È uggioso il tempo oggi, è una di quelle giornate in cui capisci che l’autunno comincia a farsi strada in modo più deciso, ed in giornate come questa mi capita spesso di pensare a volti, luoghi, gesti, storie e personaggi di una montagna dai colori ormai troppo sfocati, cose e persone talmente tanto familiari che mai, dico mai avrei pensato che un giorno il tempo avrebbe fatto svanire tutto come se nulla e nessuno dei protagonisti di allora fosse mai esistito.
giovedì 20 ottobre 2016
LE PAROLE DEL SILENZIO

Ci sono silenzi che ci parlano, ci raccontano storie, storie che non puoi farti raccontare da nessun altro, perché sono sempre diverse, mutano al mutare di chi le ascolta. Mi convinco di questo adagio, ogni volta che mi fermo ad ascoltare il silenzio in luoghi dove il silenzio si riesce ad ascoltare distintamente, come l'altro ieri ad Africo, tra le rovine che parlano, al pari di quelle dei tanti centri abbandonati d'Italia, si dice ve ne siano circa seimila.
domenica 1 novembre 2015
BOVA 1979, STORIA DI UN AMORE FINITO TROPPO IN FRETTA
Ci sono amori destinati a durare in
eterno, altri che col tempo si affievoliscono diventando abitudine, altri
che invece svaniscono senza lasciare traccia.
martedì 27 ottobre 2015
L'INFINITA PAZIENZA DEI LUOGHI DELL'ANIMA
(Foto, pagina facebook Pietrapennata)
Ci sono luoghi attraversati da una
straordinaria lentezza, la stessa che serve per capirli fino in fondo. L’altro
giorno mi è capitata per le mani una vecchia guida turistica stampata dalla Comunità
Montana Versante Ionico Meridionale negli anni 80, molti la ricorderanno, si
chiamava “I Luoghi della Ginestra”, si presentava in un pratico formato ricco
di contenuti, foto e notizie utili.
giovedì 15 ottobre 2015
13 MAGGIO '85. L'ULTIMA VOLTA DELLO SCUDO CROCIATO
Vota
Tromba, vota Tromba, vota Tromba. A chi non è di Bova questa nenia
ossessiva di sicuro non dirà molto, anzi credo proprio non dica nulla, a chi
come noi ha vissuto Bova, intendo in età della ragione dai lontani anni ottanta
e anagraficamente anche da prima, di
certo suggerirà tante cose, intanto una data ben precisa il 1985, ma andiamo con
ordine. L’altra sera passeggiavo come faccio spesso lungo la via IV Novembre,
ero in compagnia di Mimmo un paesano che come me ama sgranchirsi le gambe su
quello che una volta chiamavamo “lu stratùni”, quello che col tratto
da San
Giovanni a Verceo, rimane uno dei luoghi per antonomasia riservati alla
passeggiata dei bovesi.
martedì 6 ottobre 2015
CARTOLINE DI UN CALCIO CHE NON C'E' PIU'
Qualche sera addietro di
rientro da Roccella sono passato casualmente di fronte al campo sportivo
di Locri e costeggiando la struttura ho avvertito di colpo l’esigenza
di fermare l’auto per fare quattro passi. Sarà stata la luce soffusa del
tramonto o forse i tanti pensieri che in quel preciso momento mi
affollavano la testa, non so, una cosa è certa, guardare il muro di
cinta di quel campo mi ha riportato alla mente ambientazioni di tanti
anni fa che mi hanno fatto sentire quella situazione stranamente familiare, e per un attimo è stato come se il tempo non fosse
mai trascorso.
Iscriviti a:
Post (Atom)


